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La mafia oggi: meno rumore, stesso potere

  • Immagine del redattore: connaitrelamafiasc
    connaitrelamafiasc
  • 28 gen
  • Tempo di lettura: 5 min

Benedetta Di Scala


Ad oggi il fenomeno mafioso sembra fare meno rumore ed essere percepito con meno gravità tra i cittadini italiani, eppure le mafie continuano ad esistere e persistere, in maniera più silenziosa, ma comunque continuando a lavorare incessantemente.  


Dal terrore spettacolare alla normalizzazione

C’è stato un periodo nella storia del nostro Paese in cui la mafia era percepita come una minaccia imminente, addirittura fisica. Gli anni delle stragi e attentati, come quelli a Falcone e Borsellino, sono stati il tempo del terrore spettacolare: bombe, omicidi mirati, messaggi di sangue, pensati non solo per eliminare un nemico specifico, ma a comunicare al grande pubblico, farsi vedere, riconoscere e soprattutto temere.La presenza mafiosa era imponente, soffocante, imprevedibile: sembrava essere capace di raggiungere chiunque in qualsiasi momento, creando così un senso di allerta permanente.

Oggi, però, questo sentimento sembra svanito. La mafia la conosciamo, la chiamiamo per nome, ma non è percepita più allo stesso modo. A tratti quasi non ci si crede: in verità non è una questione basata sulla sua ipotetica esistenza, la quale ormai è accertata, ma piuttosto sul riconoscere la sua presenza nella nostra sfera quotidiana e non lasciare che semplicemente convivano con noi.


L’illusione dell’indebolimento

Il sondaggio realizzato da Libera e Demos sulla percezione delle mafie in Italia illustra perfettamente questa discrepanza tra realtà e percezione.​Una quota consistente di cittadine e cittadini intervistati (quasi il 40%)  ritiene infatti che la mafia oggi sia meno violenta rispetto al passato: la riduzione delle stragi e delle uccisioni eclatanti viene letta come un segnale di “indebolimento”.​ Eppure le stesse ricerche mostrano che le mafie restano radicate e potenti, soprattutto nei territori dove storicamente erano già presenti, per poi estendersi alle regioni solitamente non considerate, e si sono rafforzate nei settori economici più esposti.​

L’espressione “mafia inabissata”, usata da Libera, illustra perfettamente come la mafia abbia scelto la strada della invisibilità, preferendo la gestione degli affari a quella della spettacolarizzazione della violenza.​ La minore visibilità del sangue è stata scambiata da molti per una reale riduzione del potere mafioso, quando in realtà la mafia ha solo cambiato lingua di comunicazione e strategia.


Quando il potere si sposta negli affari

Le principali analisi, dai rapporti della Direzione Investigativa Antimafia alle ricerche di centri come Transcrime, mostrano che oggi le organizzazioni mafiose investono in modo massiccio nell’economia legale.​ Gli immobili, le imprese, le società di servizi, il settore dei rifiuti, l’edilizia, il commercio e soprattutto alcuni segmenti della finanza sono gli spazi privilegiati per riciclare denaro, consolidare il loro potere e affermare il loro controllo.​

Gli studi sugli investimenti mafiosi evidenziano come il settore immobiliare continui a rappresentare una delle principali forme di impiego dei capitali illeciti, attraverso abitazioni, terreni e attività commerciali. È infatti un investimento che ha duplice valore: da una parte quello economico in quanto consente di ripulire il denaro e ottenere ottime rendite, dall’altro sociale, perché radica la presenza mafiosa sul territorio.​

La Banca d’Italia ha evidenziato come le imprese infiltrate riescano a sopravvivere più a lungo delle altre aziende simili sul mercato, anche in situazioni di crisi, grazie all’incessante afflusso di capitali mafiosi, e diventano di fatto “imprese zombie” solamente tenute in vita per il riciclaggio e il controllo di porzioni di mercato.​In questo contesto quindi sono i capitali, le partecipazioni societarie, i prestanome e i consulenti compiacenti a diventare lo strumento privilegiato della propria attività.


L’area grigia dei colletti bianchi

Uno dei fattori più preoccupanti messi in luce da Libera e da altri osservatori è la creazione di un’area grigia, una zona di confine in cui vi è un’alleanza tra il mondo mafioso e i professionisti legali e le imprese.​ Sempre più spesso, le indagini giudiziarie e i rapporti ufficiali rivelano come le organizzazioni criminali si appoggiano a professionisti: avvocati, commercialisti, notai, consulenti finanziari e dirigenti d’azienda.​

Questi soggetti non appartengono formalmente alle mafie, ma ne diventano alleati decisivi. Aiutano a costruire società di comodo, a schermare la proprietà dei beni, a far viaggiare i capitali tra conti bancari, Paesi diversi, fondi di investimento.​L’immaginario del boss che minaccia con una pistola è ora sostituito da un professionista come un altro che, vestito in giacca e cravatta, si appresta a firmare un contratto o a creare un nuovo conto.

In questo, la mafia è stata capace di reinventarsi e di comprendere come il suo punto di forza ad oggi non è solo nella paura, ma piuttosto nella capacità di entrare nei sistemi dell’economia, diventando un attore tra gli altri, ma con risorse e metodi che nessun altro potrebbe effettivamente permettersi.​


Una mafia che non si vede ma si misura

Questa trasformazione rende la mafia contemporanea meno visibile, ma non per questo meno presente. Infatti se ben cercata la possiamo ritrovare e riconoscere nei numeri: in un volume d’affari che l’Eurispes stima intorno ai 220 miliardi di euro l’anno, pari a circa l’11% del Pil, e nei dati su beni sequestrati e confiscati, che raccontano una presenza capillare in quasi tutti i settori.

La criminalità organizzata ha assunto i tratti di una grande holding finanziaria, diversificando rischi e investimenti come farebbe un gruppo multinazionale. Utilizza fiduciarie, società estere, strutture complesse di partecipazioni e strumenti finanziari avanzati che rendono difficile seguire il flusso del denaro e comprendere da dove venga di preciso. Le operazioni vengono costruite in modo tale che appaiano normali: un’asta immobiliare, l’acquisto di una catena commerciale, un ingresso “salvifico” nel capitale di un’azienda in crisi, l’acquisizione di terreni agricoli o di pezzi della filiera agroalimentare.

Dietro questi movimenti ci sono spesso i proventi di traffici di droga, racket, frodi fiscali, caporalato, truffe e contraffazioni. È una mafia che non ha bisogno di  attaccare violentemente per farsi sentire: agisce in profondità, condiziona intere filiere come quella agroalimentare, interviene nella formazione dei prezzi, distorce la concorrenza, si sostituisce al credito legale offrendo liquidità dove il sistema bancario non arriva.

Non si vede più in televisione, nei crudi reportage e nelle dolorose notizie, ma si incontra quando un’impresa onesta chiude in quanto non è riuscita a reggere la concorrenza di chi può contare su capitali illeciti, quando un territorio viene avvelenato da rifiuti smaltiti illegalmente o quando un “falso” Made in Italy toglie lavoro e futuro ai produttori.


Rendere visibile ciò che è inabissato

Il vero rischio, oggi, è quindi confondere il silenzio con la scomparsa. Se la mafia non spara o non piazza bombe, si tende a pensare che sia un problema “passato”; ma i dati, le inchieste, i rapporti mostrano l’esatto contrario: la mafia c’è, lavora incessantemente, ha solo cambiato piano di azione.​

Per questo c'è bisogno di una nuova consapevolezza. Non basta ricordare le stragi e celebrare le figure simbolo, per quanto sia un dovere morale e civile. Oggi la memoria si deve trasformare in capacità di leggere il presente: di riconoscere la mafia quando entra in un consiglio di amministrazione, quando compra un capannone industriale, quando si presenta come “salvatrice” di un’azienda in crisi.​

Come cittadine e cittadini, bisogna rifiutare l’idea che la mafia sia inevitabile, parte del paesaggio, e riportare alla luce ciò che si è inabissato. La risposta alla mafia silenziosa non può che essere una cittadinanza rumorosa: più informata, più esigente verso le istituzioni e l’impianto normativo, più attenta ai propri territori e alle proprie scelte economiche e sociali.​Perché l’unico vero modo per sconfiggere una mafia invisibile è aprire gli occhi, anche quando sarebbe più comodo e facile tenerli chiusi. 


Fonti

Siciliainformazioni.It: Affari per 220 Miliardi All’anno Le Mafie Sono Una Holding Finanziaria.” Eurispes, Eurispes, 25 Sept. 2018, eurispes.eu/en/mediacontent/siciliainformazioni-it-affari-per-220-miliardi-allanno-le-mafie-sono-una-holding-finanziaria-

Sintesi Del Rapporto Cosa Contiene Questo Rapporto?, https://www.transcrime.it/wp-content/uploads/2014/02/Sintesi-Pon.pdf     


 
 
 

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